La Corte d’Appello di Milano ha deciso di ridurre in modo significativo la condanna inflitta in primo grado a un fisioterapista di Pozzuolo Martesana, oggi 62enne. La pena è passata da dodici anni a cinque anni e quattro mesi per violenza sessuale aggravata su due fratelli, allora minorenni, con i reati che si sarebbero consumati tra il 2018 e il 2023. Sono state riconosciute attenuanti generiche, ritenute prevalenti rispetto alle aggravanti.
Contesto del caso
Questa decisione riaccende il dibattito su una vicenda che ha suscitato forte attenzione pubblica sin dall’arresto del fisioterapista, avvenuto nel settembre 2023. Diverse ragioni hanno contribuito a far discutere l’opinione pubblica, non solo a Pozzuolo, ma in tutta la Martesana. Da un lato, la giovane età delle presunte vittime; dall’altro, il ruolo del professionista, noto sul territorio e senza precedenti penali, che collaborava anche con una società di calcio giovanile. Il rapporto di fiducia con la famiglia dei due ragazzi ha ulteriormente complicato la situazione.
Le indagini, condotte dal Nucleo tutela donne e minori della Polizia locale di Milano, sono state avviate dopo la denuncia del fratello minore, che ha raccontato di essere stato abusato. Successivamente, anche il fratello maggiore ha deciso di unirsi alla denuncia, descrivendo più episodi avvenuti nel tempo. Gli accertamenti hanno portato all’arresto del fisioterapista a settembre 2023 e, al termine del processo di primo grado, nel luglio scorso, era stata emessa una condanna a dodici anni, ora ridotta in Appello.
Le dichiarazioni della difesa
“Si tratta di un importante sconto di pena, perché lo stesso pubblico ministero ha riconosciuto che la condanna di primo grado era eccessiva”, ha dichiarato Guglielmo Gulotta, avvocato del fisioterapista insieme a Donatella Saporiti. “Tuttavia, non ci basta e per questo ci appelliamo anche alla Cassazione”.
Secondo Gulotta, ci sono numerosi elementi da considerare:
“Le indagini hanno dimostrato che ha lavorato spesso con ragazzi senza che emergessero precedenti di molestie. Hanno ispezionato telefoni e computer senza trovare nulla. Inoltre, le prove genetiche sono state praticamente inconcludenti. Va anche sottolineato che questi presunti abusi sarebbero avvenuti in presenza di altre persone, che avrebbero potuto notare quanto stava accadendo. Riteniamo ci siano motivi affinché la Cassazione riveda la sentenza e rimandi a un’altra Corte d’Appello, accogliendo le nostre osservazioni”.