Il prossimo giovedì 16 luglio, l’Amministrazione di Inzago darà vita a un’assemblea pubblica per presentare il Piano Nzeb (Nearly zero energy building) dedicato alla ristrutturazione delle scuole. Contestualmente, l’opposizione ha deciso di rivolgersi all’Anac.
Piano Nzeb per le scuole
Il progetto mira a trasformare le scuole in strutture più sostenibili, eliminando i costi delle bollette e promuovendo un futuro ecologico. L’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Andrea Fumagalli, prevede che i lavori interesseranno sei plessi scolastici di Inzago, con un avvio previsto tra la primavera del 2027 e quella del 2030. L’incontro si svolgerà alle 21 nell’auditorium del Centro De André.
Demolizione della scuola “Mirò”
Ci siamo confrontati sul progetto con la dirigenza scolastica e in Commissione. Poi giovedì faremo l’assemblea pubblica per illustrare la questione ai cittadini.
Ha dichiarato il vicesindaco Carlo Maderna, responsabile dei Lavori pubblici. Uno degli interventi principali riguarderà la scuola dell’infanzia “Joan Mirò” del Villaggio, che sarà demolita e ricostruita in un periodo compreso tra due e tre anni. Durante i lavori, gli alunni saranno accolti nella struttura della scuola “Rodari”.
Le perplessità dell’opposizione
Tuttavia, la minoranza ha manifestato alcune preoccupazioni riguardanti il Piano, tanto da presentare un’istanza all’Autorità nazionale anticorruzione.
Nella Commissione, la documentazione riguardava cinque scuole, ma è emerso che in realtà sono sei. Pertanto, chiediamo l’invalidazione della Commissione e un nuovo esame, poiché il materiale fornito non era adeguato. È ancor più grave che l’Amministrazione non abbia rispettato una prescrizione dell’Anac riguardo alla valutazione iniziale per il project financing.
Ha commentato Renato Riva del gruppo di minoranza “Inzago al centro”. Secondo i rappresentanti di “Inzago al centro”, un’altra criticità riguarda la modifica del numero di scuole coinvolte nel progetto, mentre la terza preoccupazione è l’abbattimento della scuola “Mirò”, decisione che non sarebbe supportata da un’analisi dettagliata sui benefici dell’abbattimento rispetto alla ristrutturazione.
Si ripete la stessa situazione già vista con l’antenna 5G. In Commissione sono stati presentati documenti errati, come accaduto per l’antenna di 34 metri, che era stata posizionata più lontano dalle abitazioni, ma successivamente il palo è stato collocato praticamente sul balcone dei cittadini. Qui si verifica la stessa cosa. I documenti fanno riferimento a cinque scuole, mentre in realtà si parla di sei. Abbiamo anche dubbi sulla capacità operativa della società scelta, dato che per un progetto da circa 12 milioni di euro ci si affida a un’azienda che fattura circa 1,5 milioni all’anno. Con il massimo rispetto, sembra che ci sia una discrepanza da considerare. Effettueremo ulteriori approfondimenti per verificare le reali referenze di questa società.
Ha concluso Riva.