Martedì 23 giugno 2026, la chiesa parrocchiale di San Faustino e Giovita a Brembate ha ospitato i funerali di Lino Mazza, venuto a mancare sabato scorso all’età di 83 anni.
Un pioniere dell’atletica e della cooperativa sociale
Lino Mazza ha segnato profondamente la comunità locale, essendo uno dei fondatori delle Frecce Giallo Blu, la storica società di atletica, e della cooperativa Il Roseto.
Era una persona deliziosa che ha fatto tanto per la comunità senza mettersi in mostra: discreto, gentile e premuroso con tutti. Ci mancherà.
Queste le parole dell’ex assessore Savina Ferrari, che ha voluto ricordare l’impatto positivo di Mazza.
Un tributo toccante è giunto anche da Francesco Bruno, collega nella fondazione de Il Roseto, che ha condiviso un ricordo profondo di Lino.
Ci sono dolori che non si limitano a lasciare un vuoto, ma che spingono a guardarsi indietro per capire quanto profonda sia l’impronta lasciata da chi se n’è andato. La perdita di Lino Mazza è uno di questi dolori. Con lui, e con tanti altri amici brembatesi, ho condiviso gli anni più intensi, faticosi e rivoluzionari del volontariato nel nostro paese. Era il 1991. Insieme a Mario Rota, Paola Carminati, Annamaria Rampinelli, Giuditta Fiorina, Maria Rondalli, Romana Sironi, Maria Luisa Previtali e al sottoscritto, Lino scelse di dare corpo a un sogno audace: fondare la cooperativa sociale Il Roseto. Dietro il suo sorriso e la sua dedizione instancabile, si nascondeva un cuore ferito dal più atroce dei dolori: la perdita prematura di un giovane figlio, strappato alla vita da un tragico incidente in motorino. Davanti a una tragedia simile, che avrebbe potuto spingere chiunque alla chiusura e alla rabbia, Lino ha fatto una scelta diversa. Ha preso quel dolore immenso, devastante, e lo ha trasformato in amore spendibile per gli altri. Non ha fatto mancare un solo giorno il suo impegno per i ragazzi disabili; al contrario, sembrava riversare in loro quel senso di protezione e quella cura che il destino gli aveva strappato a casa. Ma il vero capolavoro di Lino non è stato solo organizzativo, è stato culturale. Negli anni Novanta, la disabilità era spesso vissuta come una colpa invisibile, un “peccato” da custodire nel segreto delle case, lontano dagli sguardi del mondo. Quando sei percepito come “diverso”, la società smette di darti valore perché decide che non servi. Lino si oppose a questa logica con una tenacia incrollabile. Accoglieva i ragazzi, vinceva le loro paure, abbatteva l’isolamento in cui erano rimasti confinati per anni e insegnava loro che ogni vita ha una sua utilità e una dignità sacra.
Un altro sentito ricordo per Mazza è stato espresso da Andrea Dorini, vicepresidente delle Frecce Giallo Blu.
Conoscevo Lino fin dalla mia infanzia. Sono rimasto orfano di padre da piccolo e Lino e la sua famiglia mi hanno accolto. Ero molto amico di suo figlio, eravamo quasi due fratelli, e ricordo come Lino, che era appassionato di bricolage, ci costruisse spade e archi con cui giocare. Negli anni 2000, complici anche le Olimpiadi dell’Isola, venne l’idea di ricostruire una società sportiva per praticare l’atletica. Io, Barbara Regantini e Lino fummo quindi chiamati dall’allora assessore Pompilio Del Prato e così nacquero le Frecce Giallo Blu, di cui Lino è stato tra i fondatori e primo presidente.
Dorini ha aggiunto che, in seguito a nuovi impegni, Mazza aveva ceduto la presidenza a Emilio Teli, mantenendo però il titolo di presidente onorario.
Era rimasto però nella società come presidente onorario. Di lui ho quindi un doppio ricordo, familiare e nell’ambito dell’atletica. Era una persona buona e molto disponibile, ma questo non vuol dire che non sapesse anche puntare i piedi quando era necessario, con l’Amministrazione comunale o con il gestore del centro sportivo.
Queste sono le parole di Dorini che evidenziano il carattere determinato di Mazza.
Il servizio completo nell’edizione della Gazzetta dell’Adda in edicola e nell’edizione sfogliabile online per smartphone, tablet e Pc da sabato 27 giugno 2026.