Otto anni fa, una tromba d’aria devastò la casa di Cristina Parrella in via Rivolta a Cassano d’Adda, scoperchiando il tetto e scaraventandolo a decine di metri di distanza. Recentemente, dopo aver ricevuto un contributo regionale di 30mila euro per i danni, Cristina ha ricevuto una comunicazione sorprendente: deve restituire 23mila euro entro 30 giorni.
L’incubo del 2018
Quando si è scatenata la tempesta, hanno sentito un boato e la casa tremare. Mio suocero pensava fosse un terremoto e ha portato i bambini in cucina, facendoli mettere sotto il tavolo. In realtà, il tetto si era scoperchiato proprio sopra la cucina.
Il nonno scivolò sul pavimento bagnato battendo la testa, ma riuscì comunque a contattare la nuora.
La famiglia fu costretta a lasciare la propria abitazione. La pioggia continuò a infiltrarsi per una settimana. Una famiglia di Cassano offrì loro un piccolo appartamento, chiedendo solo il rimborso delle utenze.
I danni e i contributi
La tromba d’aria aveva provocato gravi danni: persiane rotte, pareti del bagno gonfiate, piastrelle staccate e pavimenti della cucina rovinati.
L’assicurazione versò quasi 20mila euro, e la Regione riconobbe un contributo di 30mila euro (in due tranche tra 2020 e 2021). Tuttavia, queste somme non coprirono tutti i danni: mobilio, effetti personali e documenti andarono persi.
La famiglia rientrò in casa dopo undici mesi, ma con pavimenti in PVC al posto delle piastrelle e mobili di minor valore. Oggi si trovano a combattere con problemi di muffa e crepe nelle pareti:
I muratori ci dicevano di aspettare che le pareti si asciugassero, ma noi non potevamo più attendere.
La doccia fredda
Pochi giorni fa, è arrivata una lettera inaspettata: secondo i funzionari regionali, il contributo corretto sarebbe stato solo di 6.152,40 euro. Di conseguenza, il Comune, che aveva trasferito i fondi alla famiglia, ora deve richiedere la restituzione della parte eccedente, pari a 23.692 euro.
Non riusciamo a capire. Il problema è che ora come ora non saprei dove prendere quei soldi.
La lettera non fa riferimento a frodi o illeciti, ma parla di una rideterminazione del contributo e della restituzione di somme non dovute. Non specifica neppure quali spese siano state escluse dal ricalcolo. Per la famiglia, dopo otto anni di sacrifici, si riapre un incubo.